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Analisi post-elettorale PDF Stampa
elezioni.jpg13/04/2006

La sfida elettorale del 9-10 aprile si è conclusa con un sostanziale pareggio tra le due coalizioni, lasciando con un palmo di naso tutto quell'establishment politico-economico nazionale e internazionale che sperava in una schiacciante vittoria di Prodi 
e dei suoi, per potersi così accaparrare a prezzi d'occasione l'ENI, le banche e quel poco di buono che ancora offre l'economia padana e italiana; oppure, più semplicemente, che sperava di mantenere inalterati i benefici acquisiti in decenni di connivenza tra politica e affari.
Mentre sul fronte interno Montezemolo e il Corriere della SerVa marciavano fianco a fianco con sindacati e no global contro il governo Berlusconi, dall'estero il giornale della City londinese "The Economist", di proprietà dei megabanchieri Rothschild caricava, lancia in resta, contro Tremonti, Fazio, e chiunque cercasse più o meno timidamente di impedire la totale colonizzazione straniera della nostra economia. Il primo assalto era riuscito con l'imposizione di Mario Draghi, funzionario della Goldman Sachs, al vertice della Banca d'Italia come magnanimo battitore d'asta nella svendita del sistema bancario nazionale al miglior offerente. Costui fu insieme a Prodi e a Ciampi il responsabile delle privatizzazioni selvagge delle aziende pubbliche negli anni '90 e, oggi, è stato nuovamente prestato dalla grande finanza al settore pubblico per completare l'opera (o come si dice in gergo tecnico "perchè gradito agli ambienti economici internazionali"). Come abbiamo detto però, Prodi ha ottenuto un successo di misura e subito il "Financial Times", di proprieta dell' ABM AMRO (sic!) gli ha ricordato il suo debito verso la grande finanza con un articolo che gli offriva i pretesti necessari per attuare le "riforme" (tasse e svendite del patrimonio pubblico), ma che al tempo stesso minacciava in maniera tutt'altro che velata il nostro paese sulle conseguenze che sarebbero derivate dalla mancata attuazione dei dettami del FMI. L'unico partito a denunciare questa intollerabile ingerenza è stata la Lega Nord (forse Fini era impegnato in moschea o in sinagoga?), primo atto di una lotta da cui dipende il futuro della Padania, della sua economia e della sua libertà, una lotta a cui la Lega Nord Bondeno, pur con mezzi limitati, non intende sottrarsi. E' nostra intenzione, quindi, sviluppare iniziative volte all'insegnamento nelle scuole della storia locale e delle nostre caratteristiche identitarie, allo sviluppo economico con un occhio di riguardo al turismo, alla sicurezza dei nostri concittadini, ad una più giusta organizzazione della spesa per lo wellfare, ed altro ancora, certi come siamo di non tradire la fiducia che centinaia di cittadini del nostro comune hanno riposto in noi.

-D. Devecchi-
 
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